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I Calanchi

Il territorio basso collinare della Romagna occidentale, in una fascia continua che parte dalla valle del Sillaro fino alla valle del Ronco, è caratterizzato da un particolare paesaggio spoglio e intensamente solcato da strette vallecole, spesso separate tra loro da affilate creste rocciose: si tratta dei calanchi, un fenomeno geomorfologico legato principalmente al tipo di terreno presente, spiccatamente argilloso, e al modo in cui viene intaccato dall’azione erosiva degli agenti atmosferici, soprattutto dalle acque dilavanti.

Queste rocce appartengono alla Formazione delle Argille Azzurre databili dal Pliocene inferiore al Pleistocene inferiore (tra 5,3 e 1 milione di anni fa circa), di spessore variabile da 1-2 km circa e rappresentano una Formazione geologica di grande impatto sul paesaggio Brisighellese.

Dal punto di vista litologico tali terreni sono costituite in prevalenza da peliti o argille, ovvero rocce sedimentarie impermeabili costituite da particelle fini, microscopiche, “come polvere”, prodotte dall’alterazione e dall’erosione do rocce preesistenti.

Le microscopiche dimensioni delle particelle minerali, unita alla particolare struttura interna dei minerali costituenti, fanno sì che le argille possano lentamente assorbire, rigonfiandosi, una quantità d’acqua anche fino ad 1,5 volte il loro peso: l’imbibizione, vincendo la forza di coesione delle particelle argillosa, ne cambia completamente il comportamento meccanico trasformandole in una massa fangosa ed impermeabile che da luogo alle tipiche colate di fango.

Al contrario, nel periodo estivo, la perdita d’acqua per evaporazione determina nelle argille una diminuzione di volume che si manifesta con profonde fessure di contrazione dal caratteristico disegno poligonale.

Come si sono formati?

Successivamente alla crisi di salinità avvenuta con la chiusura dello stretto di Gibilterra e la formazione di un grande lago salato, l’inizio del Pliocene viene fatto coincidere con la fine di tale catastrofe ecologica derivata dalla riapertura dello stretto: il bacino del Mediterraneo, nuovamente invaso dalle acque atlantiche a salinità normale, venne ripopolato da organismi marini e l’estesa depressione padana, rioccupata dal mare, si trasformò in un ampio Golfo padano delimitato a nord dalle Alpi ed a sud/sud-ovest da settori di catena appenninica già emersa.

Ebbene ciò che resta dell’antico fondale fangoso che ricoprì da allora fino a circa un milione di anni fa il bacino padano è rappresentato proprio dai depositi incisi dai calanchi delle Argille Azzurre.

Si tratta di rocce sedimentarie terrigene sostanzialmente argillose di colore grigio-azzurro depositatesi in ambiente di mare medio profondo.

A testimonianza della presenza di un antico mare c’è la presenza di numerose specie fossili marine, microfossili come foraminiferi, diatomee, coccolitoforidi, ecc. e macrofossili visibili ad occhio nudo principalmente molluschi (gasteropodi e lamellibranchi).





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