P.tta. Porta Gabalo,
Brisighella
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La "Vena del Gesso", costituisce uno degli elementi geografici e geologici più caratteristici dell'Appennino Romagnolo.
Fa parte di una formazione rocciosa chiamata "Formazione gessoso-solfifera" (epoca Messiniana, datazione radiometrica: 6,5 - 5,5 milioni di anni fa) che si estende dal Piemonte alla Sicilia ma solo qui raggiunge affioramenti così notevoli.
È la più spettacolare e importante peculiarità del nostro territorio, che si staglia nettamente all'orizzonte come una catena montuosa.
Il complesso carsico della Tanaccia, posto a circa 200 m slm, ha uno sviluppo complessivo di oltre 2 km, ma il percorso turistico è ridotto a circa m 500 con permanenza nel sottosuolo di circa 1 ora...
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Significativi sono i ritrovamenti fossili rinvenuti negli interstrati argillosi che comprendono varie decine di specie di vertebrati vissuti circa 5 milioni di anni fa...
La cima di un antico castello e i resti di una chiesa recentemente restaurata, la pieve di S.Maria in Tiberiaci risalente a prima del Mille...
L'affioramento è continuo per circa 25 km dalla valle del Sillaro a Brisighella nella valle del Lamone.
E' largo non più di 1,5 km, diretto WNW-ENE, lungo il bordo orientale dell'Appennino e con spessore di circa 170 metri.
Manifesta estesi fenomeni di carsismo superficiale e sotterraneo dovuto alla parziale solubilità della roccia, dando così origine a doline, inghiottitoi e grotte anche di notevoli dimensioni.
La vena è formata tutta dallo stesso minerale (il gesso, solfato biidrato di calcio).
Il caratteristico luccichio dei cristalli la distacca nettamente nell'aspetto dalle rocce circostanti e le ha valso il nome popolare di "pietra di Luna" o "Selenite".
Il gesso si presenta in cristalli pinacolidali, a punta di lancia, aciculari e a rosetta.
La formazione gessoso-solfifera può essere paragonata ad una grande salina fossile che si è depositata in seguito all'isolamento del Mar Mediterraneo con la chiusura della soglia di Gibilterra.
Lo scarso apporto d'acqua ed il clima piuttosto arido favorivano l'evaporazione e il gesso, un sale disciolto nell'acqua marina, si depositava.
Quando l'apporto di acqua aumentava, la deposizione del gesso si interrompeva e si depositavano invece delle marne, sedimenti trasportati dai corsi d'acqua.
Questo fenomeno interessò tutto il Mediterraneo per circa 15-16 volte alternativamente.
Ogni strato della Vena del Gesso rappresenta quindi un ciclo sedimentario, legato alla deposizione delle rocce che lo costituiscono, che si ripete secondo un ordine fisso.
Vedi anche: il Parco Museo Cava Monticino.
Sito della vena del gesso Romagnola