Lo Spungone

Lo “Spungone” compare nella valle del Marzeno, a sud dell’omonima frazione al confine tra i comuni di Faenza, Brisighella e Modigliana e da qui si dirige verso est formando una “striscia”, lunga e sottile, che arriva, pur con numerose soluzioni di continuità, fino al cesenate.

 

Da vedere

  • Grotte delle Fate

    Si tratta di quattro cavità artificiali scavate in sinistra idrografica in corrispondenza della stretta morfologica del Torrente Samoggia.
    Tali strutture, di probabile cronologia medievale, sono di difficile accesso...

  • Gola del Te

    Si apre tra il Colle di Ceparano e la falesia di Pietramora e nonostante le dimensioni non superlative, può considerarsi una vera e propria gola, almeno nel breve tratto centrale, particolarmente incassato e di aspetto assai impervio...

  • Cava delle Macine

    È situata in un boschetto soprastante il podere "La Cà" in località Pietramora. Si tratta di una piccola cava dove in passato venivano estratte macine in spungone per la lavorazione agricola...

 

Geologia

Nella valle del Marzeno forma due rilievi principali: il Colle di Ceparano (o Monte Torre) 510 m , dove si ergono i ruderi dell’omonima Torre, ed il monte cosiddetto di Pietramora (o Castellaccio della Pietra) 509 m.

Questa dorsale, di colore giallastro si staglia ed emerge tra le colline circostanti di natura prevalentemente argillosa, a causa della propria composizione che la rende più resistente all’erosione.

Il termine ”spungone” con cui è conosciuta è un neologismo dal dialettale “spugnò”, roccia spugnosa: si presenta infatti caratterizzata da un’abbondanza di cavità e pori, che in alcuni casi la rendono apparentemente simile ad un travertino.

Questo aspetto bucherellato è il risultato più che altro dell’azione erosiva differenziata di vento e pioggia su zone di roccia a minor grado di cementazione.

Questa roccia che i geologi definiscono calcarenite organogena non è altro che un’arenaria (sabbia pietrificata) a composizione calcarea formata da granuli di origine prevalentemente organica come frammenti di parti dure di vari organismi marini animali (molluschi, foraminiferi, briozoi, ecc.) e vegetali (alghe calcaree).

 

Come si è formata?

La forte presenza di organismi fossili, raggruppati come a formare delle scogliere, o frantumati e ridepositati sotto forma di sabbia conchiglifera, suggerisce per la formazione dello “spungone” la presenza di una mare molto basso o zona di scogliera.

L’età geologica dello “spungone” faentino è stata recentemente stimata con criteri biostratigrafici alla parte medio-bassa del Pliocene medio (Piacenziano), rilevando un particolare sviluppo delle piattaforme carbonatiche tra 3,3 e 3,05 milioni di anni fa.

Questo periodo corrisponde ad un momento anomalo rispetto allo stile generale del Pliocene locale, per il quale possiamo parlare di una tendenza trasgressiva e quindi di mare abbastanza profondo: durante la deposizione dello “spungone”, invece, il mare si era “ritirato” per effetto essenzialmente di un innalzamento tettonico del fondo e la terraferma era conseguentemente avanzata.

In conclusione si può quindi immaginare per la fase centrale del Pliocene medio (3,3-3,05 milioni di anni fa), nell’area a sud-est di Faenza, un ambiente marino con, a nord, un fondo rialzato sul quale si formavano scogliere e lamellibranchi, un’immagine che riporta alla mente gli odierni ambienti sub-tropicali.

 

Flora e fauna

A chi si addentra, specialmente in primavera, nei luminosi prati o nella verde penombra dei boschetti di quest’area della collina faentina, se ritrova in sé un po’ di vocazione naturalistica, si consiglia di fare molta attenzione a tutto quello che si muove sul terreno, che frequenta i fiori, che sta sui cespugli e che passa in volo.

Come ogni essere vivente vegetale o animale anche gli insetti, a livello di specie più specializzate vivono in quel dato luogo esclusivamente perché in quel posto vi sono le condizioni climatico-ambientali e di supporto alimentare che ne permettono la vita.

Il territorio qui considerato è caratterizzato da un microclima caldo-arido, di tipo submediterraneo, com’è sottolineato anche dal tipo di vegetazione presente che offre elementi spiccatamente meridionali come il cisto rosa (Cistus incanus) e altri.

Ma la macchia più xerotermica si ha in corrispondenza degli affioramenti rocciosi dove, per il suolo ben drenato e asciutto e per l’effetto di rifrazione del calore da parte del litosuolo, si creano sui versanti esposti a sud delle condizioni di vita ideali per le specie di insetti più bisognosi di clima mediterraneo.

Tra questo aspetto estremo verso il caldo-arido e quello più fresco-umido dei versanti in ombra settentrionali, si apre una gamma di situazioni ambientali intermedie, accentuate nei loro caratteri fisionomici ed oncologici dalla presenza o del bosco o del prato, ad ognuna delle quali appare logicamente legato un certo tipo di associazione della microfauna.

L’Oasi faunistica provinciale di Pietramora, pur nella sua limitata estensione territoriale, racchiude un insieme di varie tipologie ambientali tali da conferire alla zona un paesaggio molto diversificato: accanto agli affioramenti rupestri della catena dello “spungone”, che rappresentano l’emergenza naturalistica più significativa e caratterizzante della zona, vi sono compresi gli importanti residui dei boschi a prevalenza di roverella (Quercus pebescens), i prato pascoli e gli incolti cespugliati, i seminativi, i vigneti ed anche, in modesta misura, la boscaglia igrofila del rio Albonello.

Ne consegue una composizione altrettanto diversificata dell’avifauna presente, nella quale sono incluse quindi specie arboricole accanto a quelle degli arbusteti, delle praterie, ad altre nidificanti nelle rocce, a quelle infine legate ad attività umane.

Tra gli uccelli segnalati in questa oasi naturalistica ricordiamo la presenza del Pellegrino (Falco peregrinus), del Gheppio (Falco tinnunculus), la Taccola (Corpus monedula), la Poiana (Buteo buteo), il Picchio verde e il Picchio rosso, il Gufo reale (Bubo bubo), ecc.

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