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Un itinerario urbano sui Gessi proposto da Stefano Piastra – Una delle peculiarità che contraddistinguono area urbana di Brisighella va identificata nel fatto che il suo nucleo più antico, risalente al XIII-XIV secolo, sorge direttamente sugli affioramenti evaporitici del margine orientale della Vena del Gesso. Si tratta dunque del luogo ideale dove seguire un itinerario dedicato al secolare rapporto uomo-gessi.

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Un itinerario urbano sui Gessi
di Stefano Piastra

La passeggiata ad anello qui proposta non presenta difficoltà particolari, snodandosi tra scalinate e strade sterrate, e può essere effettuata comodamente in circa 1 ora, soste escluse.

L’escursione ha inizio da piazzetta Porta Gabalo, nei pressi di piazza Marconi, su cui si affaccia il municipio brisighellese: si sale una breve scalinata e, oltrepassata la cosiddetta “Porta delle Dame”, ci si ritrova in un dedalo di vicoli pedonali e di sottoportici. È già possibile notare come la maggior parte delle abitazioni di questa sezione dell’area urbana sfrutti blocchi di gesso come materiale da costruzione e come siano attestate alcune case rupestri, letteralmente “scavate” nella parete gessosa. Proseguendo, ci si immette nella cosiddetta “Via degli Asini”, nota presso i locali anche come “il Borgo”: si tratta di una soluzione urbanistica singolare, caratterizzata da una strada sopraelevata ricavata all’interno di un corpo di fabbrica, illuminata sulla sinistra da regolari aperture semicircolari rivolte a sud e dotata sulla destra degli ingressi alle abitazioni private. Il fondo stradale è sconnesso ed impiega materiali disomogenei, forse di recupero; il soffitto è sorretto da poderose travi lignee. La “Via degli Asini”, di origine medievale e forse ricavata sul tracciato delle originarie mura di Brisighella, deve verosimilmente il suo nome all’utilizzo da parte di birocciai e trasportatori di gesso, che anticamente passavano di qui diretti verso Faenza e la bassa valle del Lamone. Una volta percorsa la “Via degli Asini”, si imbocca una scalinata in salita sulla destra. Salendo, si intravvedono sempre sulla destra alcuni annessi e cavità artificiali ricavati alla base del colle gessoso. Si giunge quindi ad una grande briglia in cemento: si tratta di un’opera di regolazione idraulica eseguita probabilmente tra 1939 e 1940, allo scopo di prevenire piene e fenomeni di dissesto legati al Rio della Valle, corso d’acqua parzialmente tombato che nel 1830 e nel 1939 aveva arrecato ingenti danni al centro storico brisighellese. Si prende un’ennesima scalinata in salita sulla destra, e nello spazio di dieci minuti circa si giunge sulla sommità del colle della Torre dell’Orologio. Quest’ultima è un edificio neogotico risalente al 1850, costruito sui ruderi di una fortificazione medievale attestata già nel Duecento, ilcastrum Gissi. L’interno della torre ad oggi non è agibile, ma sono in programma lavori per renderlo accessibile al pubblico in futuro. Affacciati da questa vetta, la vista spazia su gran parte della vallata del Lamone, permettendo di scorgere l’alta valle con la caratteristica sezione a “V” (chiaro segno della sua origine fluviale), alcuni edifici storici (Villa Spada e la Pieve del Thò), la sagoma di Monte Rontana e numerosi oliveti di recente impianto. Dal retro della Torre dell’Orologio si contempla invece la Rocca di Brisighella, un castello di origine medievale ma rimaneggiato nel Cinquecento. Le morfologie subverticali del versante orientale del colle su cui il fortilizio sorge non sono naturali, bensì frutto dell’attività estrattiva di una cava di gesso, chiusa nel 1928 per evitare il crollo della Rocca stessa. A questo punto si imbocca una strada sterrata ricavata a mezza costa nel pendio della valle cieca del Rio della Valle, nella Formazione Argille Azzurre, sino a giungere al parcheggio automobilistico retrostante la Rocca. Di qui è possibile accedere al fortilizio, sino ad alcuni anni fa adibito a Museo del Lavoro Contadino ed oggi dedicato alla storia di questo castello. Terminata la visita, meritano una sosta le due fornaci da gesso, attualmente in abbandono, poste alle spalle della Rocca. L’impianto di lavorazione minore (sulla sinistra scendendo) è più antico, risalendo alla metà del XIX secolo; quello di fronte, maggiormente distante dal castello, si data con precisione al 1926. Entrambe le fornaci appartenevano alla famiglia di gessaroli locali Malpezzi. Proseguendo si giunge sull’asfalto della Provinciale Monticino-Limisano, si volta a sinistra in discesa e si prende un agevole camminamento lastricato che parte dal parcheggio della Rocca riservato ai pullman. Sulla sinistra è visibile un sottoroccia annerito dal fumo: in esso va identificato un “fornello”, ossia una piccola fornace da gesso temporanea. Il sentiero imboccato conduce ad una scalinata; giunti ad un bivio si volta a sinistra in salita, per poi ridiscendere attraverso l’ennesima scalinata sino al centro storico di Brisighella. Una volta giunti nei pressi del centro, è possibile fare una breve deviazione in vicolo Saletti, alle spalle del teatro all’aperto di via Spada: di fronte al numero civico 5 è individuabile un portello metallico da cui proviene un rumore d’acqua. È qui ubicata la risorgente del sistema carsico della Tana della Volpe, i cui inghiottitoi sono posti sul fondo dell’omonima valle cieca situata tra i colli del Monticino e della Rocca. Le acque che in questo punto tornano a giorno (attualmente tombate) danno origine al Rio della Doccia, corso d’acqua in passato sfruttato dai brisighellesi per fini produttivi (lavorazione della seta), ma non per usi potabili a causa dell’alta percentuale di solfati disciolti. Giunti successivamente in via Naldi, in poche centinaia di metri si ritorna al punto di partenza dell’escursione.

www.parcovenadelgesso.it

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